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Soci e Tesserati


SOCI E TESSERATI

 

Le compagnie.

“Le compagnie che più stimo e più mi sono care sono aggregazioni di persone che, nella vita, svolgono attività di lavoro e studio e che dedicano al teatro il loro tempo libero. Questi gruppi sono, anzitutto, sodalizi straordinari sul piano sociale ed umano perché vivono e si fondano sull’amicizia; consentono a persone diverse di ‘stare insieme’, di dialogare per poi svolgere – con fatica, ma soprattutto con gioia e divertimento – una libera attività scenica”. (Eva Franchi)

I “soci” della U.I.L.T. sono le compagnie. Nel periodo che va dal 1993 al 2016, le compagnie iscritte all’Unione sono più che decuplicate, sono infatti passate da 66 a 857, distribuite su tutto il territorio nazionale.

Con 857 compagnie iscritte, possiamo affermare di avere altrettante diverse tipologie di approccio al teatro: c’è chi lavora con i giovanissimi; chi invece fa spettacoli per i bambini; ci sono gruppi che coinvolgono persone diversamente abili; associazioni che gestiscono teatri; filodrammatiche che, da oltre mezzo secolo, producono, ogni anno, lavori di alta qualità; compagnie che nascono per portare in scena un unico spettacolo e poi, forse, continuano; gruppi di teatro dialettale; compagnie di teatro “di ricerca”; burattinai; gruppi di teatro-danza; compagnie di musical; artisti di cabaret; ecc.

Una compagnia è una bottega d’arte: siamo degli artigiani del teatro. L’artigiano conosce la sua “arte”, sa usare le sue macchine, conosce il materiale che ha a disposizione, cerca di usarlo al meglio e senza sciupare nulla, e impara, strada facendo, tutti i trucchi del mestiere. L’artigiano è corpo pulsante della società, di quella società popolare, di quartiere, fatta di rapporti fra persone, di conoscenze, di amicizie, magari fatta anche di contrasti, ma sempre viva e attiva. Nella bottega dell’artigiano passa il mondo. L’artigiano ogni giorno si confronta con una varia umanità, si appassiona, si annoia, si commuove, si arrabbia per le richieste della gente che frequenta la sua bottega. Senza i suoi clienti l’artigiano non avrebbe titolo per esistere, deve vendere il suo lavoro e deve accontentare i suoi clienti… ma nello stesso tempo non si fa sopraffare da loro, li stimola, li istruisce, e a volte li fa innamorare di sé. L’artigiano tiene a bottega degli apprendisti, che vogliono imparare il mestiere, che compiono un percorso di formazione, e gli apprendisti non sono improduttivi, imparano, ma nello stesso tempo producono. L’artigiano non spreca il tempo in ricerche fini a se stesse, in esperimenti inutili, ma ha sempre molto chiaro che il suo scopo è produrre per i clienti e vende i prodotti a un prezzo onesto e accessibile. Si appassiona al suo lavoro, e cerca di perfezionarlo in ogni occasione, e ogni volta produce pezzi unici, anche quando li fa in serie. L’artigiano sta in ascolto e si confronta con i desideri della gente.

La U.I.L.T. ha dato una risposta alle esigenze primarie di tante compagnie: aiuti e suggerimenti per muoversi con tranquillità nella gestione dei momenti organizzativi (statuto, leggi, E.N.P.A.L.S., fisco, S.I.A.E., rapporti istituzionali, ecc.); possibilità di contatti utili allo sviluppo dell’attività di spettacolo in Italia e nel mondo; assistenza e pungolo alla formazione artistica e tecnica dei propri componenti; certezza della libera espressione delle proprie idee e punti di vista; comprensione e condivisione delle tematiche legate al teatro e alla vita culturale; copertura assicurativa per danni a terzi e infortuni.

 

I tesserati.

Nel 2016 sono 14.301 i tesserati: donne e uomini di ogni età, che praticano l’attività teatrale senza farne fonte di reddito, che svolgono il loro quotidiano impegno nella vita, nel lavoro o nello studio, per diventare, nel tempo libero, attori, registi, scenografi, costumisti, tecnici luci e audio, macchinisti, addetti ai servizi di sala, ecc.

Cosa spinge una persona a fare teatro? Il senso dell’avventura, la necessità di conquistare orizzonti che sazino l’ansia di infinito. La spinta a fare teatro è un viaggio verso un ignoto che ci è compagno e con il quale dobbiamo convivere, è combattere una lotta che è conquista di noi stessi. Il teatro è l’avventura perenne di scoprire gli altri e, con loro, noi stessi per possederli/ci. Fare teatro pone le condizioni per esprimere la propria personalità, le potenziali capacità dell’individuo, permette di realizzare la voglia di donarsi, l’esigenza di legarsi con altri per condividere insieme un’attività culturale che impegna diversamente, ma sempre con il piacere di stare insieme, di incontrarsi: il teatro amatoriale è un gioco di squadra realizzato con la piena e libera partecipazione di tutti i componenti del gruppo. Ogni membro è preoccupato non dalla diversità dei ruoli, ma dall’uguaglianza e dalla dignità di ciascuno, e dalla complementarità dei servizi individuali. Le motivazioni che tengono insieme il gruppo non sono di natura egoistica, bensì di natura altruistica, la quale si esprime nello spettacolo, finalizzato a promuovere coscienza e solidarietà nel pubblico con cui si comunica. Il teatro, dunque, come espressione corale di un gruppo che accoglie il linguaggio del singolo e lo potenzia, che accetta la presenza dell’individuo e la intensifica. La compagnia diventa un insieme creativo e fattivo grazie all’apporto di tutti i suoi componenti e l’individuo scopre se stesso nel gesto della partecipazione. La presenza di questi volontari della cultura teatrale nella società civile è capillare, ma poco considerata dalle istituzioni e perfino dagli stessi teatranti che, in gran parte, non hanno ancora preso coscienza dell’importanza del loro operare. Dobbiamo contare di più a livello locale e a livello nazionale. Tocca a ciascuno di noi farsi valere, organizzando iniziative, radicando le compagnie nel territorio, gestendo spazi teatrali, promuovendo idee di studio, ricercando la collaborazione delle scuole e delle associazioni e chiedendo il sostegno degli enti, senza piagnistei, senza sensi di inferiorità, togliendoci da ogni facile dilettantismo e occupando con il lavoro, la passione e la capacità, lo spazio che ci compete e che ci guadagniamo recita dopo recita. È solo attraverso la nostra attività di singoli individui che possiamo dare forza alla U.I.L.T. per cercare e ottenere anche nei Palazzi quella considerazione che oggi non abbiamo, avviando, così, un ulteriore percorso virtuoso. Non è un itinerario semplice e nemmeno breve, ma bisogna cominciare a camminare anche in questa direzione. Solo a una cosa dobbiamo restare fedeli: il nostro lavoro sia sempre un dono che noi facciamo al nostro pubblico in modo personale, spontaneo e gratuito. Il che significa che dobbiamo far di tutto perché le nostre compagnie abbiano a loro disposizione i migliori maestri, le migliori attrezzature, i più bei costumi, e (magari) i più accoglienti spazi teatrali per ospitare nel migliore dei modi il nostro pubblico.

 

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